A Japanese Dream

Un sogno. Chi non ne ha? Vi racconto il mio...

This is an exhibition of myself

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Se vuoi sognare con me

Il mio sogno

è stato sognato *loading* volte

 
venerdì, 24 dicembre 2004
Auguri!

Mi raccomando, passate tutta la notte di Natale a gozzovigliare! E fate i buoni!

Postato da: Ale-chan a 16:33 | link | commenti (8) |

mercoledì, 22 dicembre 2004
Back in a japanese dream...

SONO PAZZO!

TORNO IN GIAPPONE!

Mi scuso per la lunga assenza... non aggiorno il blog da parecchio, purtroppo ho avuto molto da fare.

Comunque, tornando all'argomento principale... sono pazzo di gioia: dal 28 Dicembre al 4 Gennaio tornerò in Giappone per vivere uno dei periodi più entusiasmanti: l'avvento del nuovo anno e l'Osyougatsu...

Il sogno continua...

Postato da: Ale-chan a 13:58 | link | commenti (8) |

mercoledì, 08 dicembre 2004
Rewind The Dream - Sabato 23 Ottobre 2004 - 3° parte

Una volta usciti di casa è già buio, fa fresco ma non freddo per essere una serata di fine Ottobre. Ci dirigiamo direttamente verso un supermercato, dove faccio per la prima volta il pieno di "Irasshaimase!", il benvenuto giapponese. Dovunque tu giri, c'è un commesso che gentilmente ti saluta... chi a voce bassa, chi praticamente urlando! Sorriderò in risposta un pò a tutti, anche se a lungo andare potrebbe provocarmi una paresi facciale!

Compriamo un pò di roba per la sera e per i miei giorni nell'appartamento, nel caso ne avessi bisogno. Alla cassa, mi rendo conto - con mio grande dolore - che non riuscirò mai a imparare come si deve la lingua nipponica. La cassiera, infatti, comincia a parlare tipo un radiocronista di una partita di calcio brasiliana... no, non che abbia cominciato a parlare in brasiliano, ma ha iniziato a sparare qualcosa come 500 parole al minuto (penso descrivesse gli articoli comprati e il loro prezzo, a mano a mano che li passava)! Vi giuro, che lì per lì, mi son spaventato.... se mi fossi trovato da solo in quella situazione, penso sarei fuggito urlando! Ma per fortuna, c'era Aya con me e son uscito dal supermercato non urlando ma con una profonda disillusione!

Giunge allora il momento di incontrare due delle migliori amiche di Aya, ovvero Ayumi e Mika. Aya mi ha parlato molto di loro, perciò sono ben contento e curioso di conoscerle. Entriamo nel locale proprio a fianco della uscita Est della stazione di Urawa e ce le troviamo proprio al bancone di fronte all'entrata. Mi presento facendo uso del mio squinternato giapponese, e subito iniziamo una conversazione quasi impossibile, visto che loro non parlano inglese e, ovviamente, io non parlo giapponese. Comunque, bene o male ci intendiamo.

Nell'appartamento di Aya, si parla del più e del meno. Mika è insegnante in una scuola per bambini; Ayumi lavora alla Honda ed è promessa sposa (il 28 Novembre 2004, già passato...けっこんおめでとう歩!!!...anche se te li ho già fatti! ), quindi i confetti colorati che ho portato si "sposano" alla perfezione! Infatti lei si sposerà col rituale cristiano, pur non essendo di quella religione... cosa abbastanza tipica in Giappone. Ordiniamo un paio di pizze a domicilio da Pizza Hut, quindi pizze americane... un orrore!... praticamente bevo solo birra per tutta la serata, lo noterete dalla mia faccia nella foto sottostante: Mika è alla mia destra, Ayumi a sinistra.

Mika, Alex, Ayumi

Comunque, la serata scorre piacevole. Aya mi costringe a mostrare le mie foto (recenti e della mia infanzia!! urgh! ) a lei e alle sue amiche... ma non me ne pento, visto che è stupendo sentire commentare le proprie foto con una sfilza di "kawaii desu ne!", con quell'intonazione che hanno le ragazze giapponesi! Stavo per impazzire...

Si fa tardi... oddio, saran state le undici, undici e mezza di sera... ma bisogna tener conto che ad un certo orario la stazione chiude. Accompagno le ragazze e si ripete la "cerimonia" dei saluti, già fatta con Mayu nel pomeriggio della stessa giornata. Mi saluto anche con la mia dolce Aya, che andrà a dormire a casa dei genitori, nella piccola città di Kitamoto, dove andrò domani, in quanto mi attende una cena di famiglia! Ci mettiamo d'accordo che per le 10 del mattino seguente lei tornerà nel suo appartamento, dove da lì ripartiremo alla volta di Tokyo per andare un pò in giro.

Torno a casa (strano, già la chiamo "casa"...!), nel silenzio della città che già dorme. Mi accorgo di quanto sia spettacolare camminare nelle tipiche piccole stradine giapponesi a quest'ora tarda. Tutto è davvero magico. Prenderò sonno solo dopo molte ore, eppure non dormo da quasi 40 ore... e sebbene non farò un lungo sonno, dormirò davvero bene... forse perché sto già dormendo e tutto in realtà è un sogno...

Postato da: Ale-chan a 15:01 | link | commenti (6) |

sabato, 27 novembre 2004
Rewind The Dream - Sabato 23 Ottobre 2004 - 2° parte

(...) fuori dal ristorante e fatti pochi passi, ci dirigiamo verso il tempio di Sensou-ji. E' già pomeriggio, quindi l'afflusso di gente è già alto. Di fronte alla Porta del Tuono (Kaminari-mon), ossia la porta esterna al complesso del tempio, ci districhiamo tra portatori di risciò e gente in posa per essere fotografate dinnanzi alla gigantesca lanterna rossa all'entrata. Nakamise doori, la via commerciale che porta al tempio vero e proprio è affollata. I piccoli negozi lungo la strada sarebbero tutti da visitare uno ad uno, benché non offrano niente di speciale. Mi fermo giusto ad uno per comprare un pupazzo di Doraemon in abiti tradizionali ad Aya (va pazza per Doraemon, le ho portato anche un film del gattone in italiano...). Arriviamo al tempio vero e proprio, ma prima di visitarlo perché non prevedere come sarà il nostro futuro "pescando" a sorte gli Omikuji, ossia i tipici bigliettini della fortuna? Si possono trovare davanti a qualsiasi tempio o santuario, ma Asakusa è il posto giusto per farlo. Scuotiamo il contenitore, pieno di bacchette di bambù, ed una di esse esce da un apposito buco nel contenitore. C'è un numero sulla bacchetta, e bisogna perciò prendere il foglietto di carta corrispondente. Io sono fortunato, il fogliettino mi indica un roseo futuro, Daikichi.... Aya un pò meno, perché il responso è negativo, Kyoo. Così, mi invita scherzosamente a scambiarlo. Detto fatto... così posso legare il fogliettino sfortunato sulle delle apposite asticelle, in modo che possa essere poi disperso dal vento. Ora, sarò scemo io, ma ci riesco dopo innumerevoli prove, tentativi di annodamenti e continui piccoli strappi del fogliettino, tra le risate di Aya e Mayu. Infine, il fogliettino è annodato a malapena... meglio così, si disperderà più facilmente!

Faccio alcuni scatti alla gente che si sparge il corpo di fumo d'incenso che proviene da un calderone (si trova a metà tra il tempio e la porta principale, Hozo-mon). Dicono che è propiziatorio per una buona salute... boh, a me l'incenso ha sempre fatto perdere i sensi!  All'interno del Sensou-ji, l'atmosfera chiassosa svanisce e si fa tutto silenzioso e cerimonioso. Lancio una monetina nell'offertorio e osservo i fedeli, come Mayu, che battono due volte le mani e si inchinano per pregare. L'interno del tempio mi ricorda le nostre chiese, non per l'architettura ovviamente, ma per la disposizione dell'"altare". La disposizione dei fiori e le effigi dorate, mi danno un'impressione di deja-vù.

Fuggiamo dalla folla, nel vicino parco e poi nelle stradine alle spalle del tempio. E' bellissimo, affascinante. Qui, tutto è più rilassato. La sensazione di confusione svanisce. Un uomo di mezz'età offre uno spettacolo ambulante per bambini, attirando attorno a sè una trentina di persone e di bambini festanti: lancia una canna da pesca nell'aria catturando piccoli pesci rossi, che poi ripone in un acquario.

Hozo-mon Alex, Aya, Mayu Free Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.us

Mayu deve tornare a casa, così decidiamo di fare altrettanto. La prego però di seguirci fino alla stazione dove ho lasciato i bagagli, perché voglio darle una delle "composizioni" di confetti colorati, che ho portato come omiyage dall'Italia, per ringraziarla di avermi omaggiato della sua compagnia. Ci salutiamo, con la promessa di incontrarci nuovamente. Non è una frase retorica, almeno da parte mia. Sono appena arrivato e già so che vorrò tornare.

Per oggi, io ed Aya decidiamo che è tutto. In effetti, sono un pò stanco ed ho bisogno di una doccia. E voglio liberarmi dei miei bagagli. Inoltre passeremo la serata nell'appartamento di Aya, in compagnia di due delle sue migliori amiche, Ayumi e Mika. Così, dalla stazione di Ueno prendiamo la linea Keihin-Tohoku per Urawa, prefettura di Saitama, dove abita la mia dolce metà. Venti minuti di treno (fermate ad Akabane ed Oku... rimpiango pure le fermate, adesso...) e siamo ad Urawa. L'appartamento si trova a 5 minuti a piedi dalla stazione, un buon vantaggio per me. Si trova al secondo piano (che in Italia sarebbe il primo) di una casa a due piani, appunto, con 6 piccoli appartamenti. Aya si era sempre lamentata della piccolezza del suo monolocale, e si era sempre preoccupata che mi sarei trovato male lì, soprattutto dopo essere stata in casa mia (che non è grandissima, poi). In effetti, è davvero piccola, non la immaginavo così. Di certo, però, non mi lamento.

Prima di fare una doccia, disfo i bagagli e consegno ad Aya una felpa con la scritta ITALIA e il tricolore, che apprezza moltissimo, per fortuna. La porterà per tutto il weekend. Nel frattempo che son sotto la doccia, Aya fa un rapido giro di chiamate con le sue amiche. Loro son già in città, ma Aya chiede loro di aspettare, perché prima ha da fare alcune spese. Ci incontreremo al "bar" affianco alla stazione.

(continua...)

Postato da: Ale-chan a 15:03 | link | commenti (6) |

mercoledì, 24 novembre 2004
Rewind The Dream - Sabato 23 Ottobre 2004 - 1° parte

L'aereo è atterrato. Sono le 7.25 giapponesi del 23 Ottobre. La giornata è piena di sole. Solo pochi giorni prima, gran parte del Giappone era stato devastato dal tifone "Tokage". Posso considerarmi fortunato. Una volta entrato fisicamente nell'aereoporto di Narita e recuperato il bagaglio, mi attende la lunga trafila di code agli sportelli immigrazione e alla dogana. Ho letto cose inquietanti riguardo i doganieri giapponesi, perciò tra me e me, ironicamente, mi preparo a un lungo 3° grado. Niente di tutto ciò... il doganiere mi trattiene giusto 5 minuti, per chiedermi in engrish "Where are you from?"... io non capisco, mi avvicino e chiedo se può ripetere. Lui ripete, io non capisco e temo per il mio viaggio. Ripete ancora, sempre in engrish, e io capisco! Si... capisco "baggage control" ... così prendo i miei bagagli e li metto sul bancone...! Il doganiere mi guarda stralunato e mi ripete "where are you from?". "aaaaaaah!" è la mia riposta "Italy!". Figura di emme! Ma pure lui, parlava da cani l'inglese... comunque, dicevo, il resto prosegue senza intoppi: mi chiede se porto droga o armi con me e mi controlla il trolley. Lo aiuto ad aprirlo e chiuderlo, mentre gli spiego uno ad uno il contenuto. Fiuuuuu! E' finita! Il portone che mi conduce alla sala d'attesa arrivi è lì. Aya mi aspetta oltre quella porta. A prima vista, non la vedo, così mi fermo e aspetto, ma non passa nemmeno un minuto che fa capolino tra la gente in attesa. Non nascondo che il cuore mi è letteralmente sobbalzato quando l'ho rivista. Erano passati 8 mesi dall'ultima volta che c'eravamo salutati alla stazione del mio paese, Massafra, quando lei aveva intrapreso - con molto coraggio, a mio avviso - un viaggio per l'Italia tutta da sola. E 8 mesi erano volati tra e-mails, videochattate, pacchi regalo, ore ed ore di telefonate... mesi in cui avevamo imparato a conoscerci e a scoprire di essere innamorati l'uno dell'altro.

Comunque... senza il minimo indugio ci accingiamo a prendere il treno Skyliner che ci condurrà alla stazione Keisei Ueno. Il treno è già fermo sui binari, ma non vi si può entrare, perché gli addetti alla pulizia stanno facendo il loro lavoro. Nel frattempo, io ed Aya ci perdiamo in una lunga chiacchierata che sembra infinita... così infinita che non ci accorgiamo che il treno parte!!! Lo guardiamo stupiti partire, mentre ci chiediamo "perché?"... ovviamente, il tutto finisce tra grandi risate. Gentilmente, il bigliettaio ci cambia il biglietto e stavolta prendiamo il treno. La mia prima volta su un treno giapponese. M'aspettavo fosse tipo quello italiano, con le "seggiole" rivolte verso la destinazione, invece ci sono le "panche" (scusate la pessima descrizione!).

Da qui in poi, il mio racconto si farà un pò confuso, perché - davvero - erano tante le cose che si accavallavano nella mia mente, erano tante le cose che i miei occhi volevano catturare, erano tante le cose che volevo dire, che ero come uno zombie. Comunque, sul treno Aya mi mostra il suo libro tascabile di fraseologia italiano (mai vista roba simile qui, nel quarto mondo) e i suoi piccoli progressi con l'italiano. Arrivati a destinazione faccio il mio primo incontro con la folla nella stazione! "Come farò?" mi chiedo. Ma per fortuna, ho un intero weekend in cui Aya mi istruirà sul come muovermi al meglio per stazioni e metropolitane. Lascio i miei bagagli nei grandi ed utilissimi coin locker, e ci spostiamo alla stazione di Ueno per prendere la metropolitana per Akihabara, dove come già accordato, Aya mi aiuterà a comprare una macchina fotografica digitale.

Un piccolo appunto su stazioni e metropolitane. Non avendoci a che fare, vivendo in un piccolo paese, mi veniva solo il mal di testa a guardare la mappa della metropolitana, quando ero in Italia. Ed in effetti, a primo impatto, non è così immediato entrare nel meccanismo. Ma, fidatevi, per chi non c'è stato ed ha intenzione di andare in Giappone, un paio di giorni e ci sei dentro... ma realmente, nel senso che alla fine ti piace usare i treni, cambiare linee e così via... qualcuno può obbiettare che per i primi due giorni ha fatto quasi tutto la mia ragazza, vero. Ma la sensazione era quella che ce l'avrei fatta anche da solo, cosa in parte un pò vera, visto che in realtà il primo giorno ho vagato imbambolato dall'incredulità di essere lì a frastornato da sì tanta meraviglia...

Allora... dove ero rimasto... ah! Akihabara!

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Usciamo dalla stazione e ci indirizziamo in una sequela di negozi per confrontare prezzi e qualità. Aya ha anche intenzione di comprare un lettore dvd, così possiamo scambiarci consigli su ciò che vogliamo comprare. Akihabara è qualcosa d'incredibile. Avrei voluta vederla di notte, con tutte quelle grandi insegne elettroniche e luminose... Sinceramente, non capisco come poter fare un serio raffronto di prezzi visto che i negozi son talmente tanti ed anche in posti nascosti (un paio di volte, ci infiliamo in stretti vicoli, dove bisogna prendere un ascensore che porta ad un negozio ai piani alti!). Roba da perdersi! Infatti, alla fine, non è neppure più facile ricordarsi prezzi e negozi già visti! Comunque, per non farla lunga, prendo una Fujifilm Finepix 440 al prezzo di 220 euro (era quella che volevo, Aya ce l'aveva quando venne in Italia, e me ne ero innamorato già da allora). Qui costa 398 euro, ho ancora il foglietto pubblicitario del negozio italiano in cui l'avevo adocchiato. Inutile dire, inoltre, che in Giappone come modello è già superato!

L'indigestione di tecnologia ci spinge a rimandare l'acquisto del lettore dvd e a farci venire l'acquolina in bocca. Ci rechiamo ad Asakusa, in un tipico piccolo ristorante a due piani. Mi sento felice come un bambino nel vedere che è davvero "tradizionale": c'è il tatami, il tavolino basso e i cuscini. Un pò meno felice, all'atto di sedermi. Scomodissimo! Comunque, ordiniamo udon per me e soba per Aya con contorno di tempura. Azzecco la scelta, visto che gli udon mi piacciono di più. Il momento potrebbe essere felice, peccato che sono una frana nel mangiare i grossi spaghettoni bianchi con le bacchette. Le cose si fanno più imbarazzanti quando un'amica di Aya, Mayu, le telefona chiedendo se è possibile incontrarci. Io lo vorrei tantissimo, ma non in questa situazione. Così, mentre Aya indica a Mayu il locale dove raggiungerci, io faccio segni disperati di pietà. Ma non c'é niente da fare. Mayu arriva e faccio la sua conoscenza. Per fortuna parla un pò d'inglese, così ogni tanto possiamo scambiare due chiacchiere. Anche per lei un piatto di soba. L'atmosfera per fortuna è rilassata ed amichevole, sembra che non siano troppo imbarazzate, ma piuttosto divertite (e ti credo! ) da questo gaijin che litiga con gli udon. Ci intratteniamo un bel pò, fin a quando la cameriera (o padrona?) di mezz'età ci "invita" a lasciare il posto ai clienti che aspettano.

(continua...)

Postato da: Ale-chan a 18:18 | link | commenti (1) |

giovedì, 18 novembre 2004
Rewind The Dream - Venerdì 22 Ottobre 2004

E cominciamo col ripercorrere le tappe del mio sogno, dal giorno della mia partenza...

Dopo aver scritto il post di ringraziamenti (mi ero svegliato una mezz'oretta prima), una veloce colazione e una doccia. Il tutto mentre ossessivamente faccio la spola con la stanza dove erano situati "armi e bagagli", sempre per accertarmi di non aver dimenticato nulla. Alle 3.45 sono pronto, così come i miei genitori, che mi accompagneranno all'aereoporto Bari Palese. Dopo mezz'oretta di viaggio, sprofondiamo in una nebbia che manco in Transilvania... non si vede che a pochi centimentri dal parabrezza. Ovviamente, mio padre è costretto a rallentare, mentre un pò di nervosismo comincia a fare capolino in me. Vuoi vedere che perdo l'aereo? Ma per fortuna, siamo partiti di buon'ora ed abbiamo un pò di tempo a disposizione. Inoltre, dopo una decina di minuti, il fitto banco di nebbia si dirada lentamente.

Arriviamo all'aereoporto. Illuminato dalle luci della notte. E' emozionante, per me che non ho mai messo piede in un aereoporto. Questo, sembra piccolino... o meglio, il terminal lo è. M'aspettavo qualcosa di più grande. Faccio il check-in e aspetto l'ora d'imbarco. Il tempo letteralmente vola, e salutati i miei, mi ritrovo in pochi minuti sull'aereo che mi porterà a Roma. Lo so, sono scemo, ma m'aspettavo anche l'aereo fosse un pò più grande.

Comunque, l'aereo comincia la fase di decollo. Bellissimo, il momento in cui l'aereo improvvisamente parte a razzo e la sensazione di essere in volo. Il panorama all'alba dal finestrino è meraviglioso. A parte il forte dolore alle orecchie, in fase di decollo e poi di atterraggio, dovuto alla pressione, il viaggio va che è un piacere. Un pò stordito per il dolore alle orecchie, scendo dall'aereo, e trascinandomi il trolley recupero il bagaglio. Mi reco al Terminal C dell'aereoporto Roma Fiumicino. E qui mi rendo conto della reale grandezza di un aereoporto. Ecco come lo immaginavo. Una luuunga camminata. Arrivato al terminale delle partenze internazionali, mi piazzo di fronte al tabellone che indica dove effettuare i check-in. Ammiro nel frattempo la Babele di etnie e lingue che mi circonda. Qui è una vera e propria Terra di Nessuno.

Capisco che l'ora X si sta avvicinando quando non uno, non due, non tre, ma una intera rappresentanza del Sol Levante si avvicina al tabellone. Mi rendo conto che, probabilmente, sarò forse l'unico gaijin sull'aereo. Faccio il check-in (la giapponese al banco è meravigliosa e parla un italiano perfetto... volevo rimanere là un altro pò!) e mi avvio verso la mia sala d'attesa. Dove, nuovamente, il tempo vola, tanto che in un niente sono già a bordo dell'aereo. Stavolta bello grande.

All'interno dell'aereo, localizzo il mio posto... e subito iniziano le "comiche". Avevo chiesto un posto vicino al finestrino, e sono stato accontentato. Solo che nella fila a tre posti, sui primi due sono già sedute due ragazze giapponesi. Inoltre, ho da sistemare il mio trolley al di sopra dei posti. Ma per metterlo ho bisogno che uno dei bagagli delle ragazze già collocato sia leggermente spostato. Al mio "sumimasen!", il volto delle ragazze si dipinge di un misto tra spavento e non so che altro... a sto punto dovevate vedermi! Goffamente, a gesti indico "potresti spostare un pò il bagaglio, per favore?". Mi maledico perché sono solo un fottuto autodidatta e il mio giapponese è veramente "basic", mentre mi prodigo in una sfilza di "gomennasai!". Mi scoraggio un pochino, perché mi sarebbe piaciuto tentare di scambiare due chiacchiere, così decido di non "importunarle". L'unico contatto è stato solo quando ho aiutato la mia vicina di posto a usare l'auricolare per sentire la musica o l'audio dei film, messi a disposizione dall'Alitalia. Ancora una volta goffamente, volevo dirle "posso aiutarti?" ("tasketemo ii desu ka?"), ma dalla bocca mi è uscito solo un "... taskete...". Ancora una volta, il volto delle ragazze era qualcosa da vedere. Non riesco a capire se è perché sono sorprese o solo perché mi ritengono un perfetto imbecille. Comunque... voglio uccidermi!

Sull'aereo, faccio il mio primo incontro col cibo giapponese. Alla richiesta della hostess, chiedo il pasto giapponese. Riso e pollo. Il riso è ottimo, lo divoro. Davvero differente da quello italiano, che non riesco letteralmente a ingurgitare. Il pollo invece non è niente di che. Comunque tutto buono. Non ho usato le salsine, perché non sapevo dove piazzarle. Si, potevo tentare di chiedere alle ragazze, ma capitemi...

Il volo in generale è stato discreto. La partenza è stata ritardata... immaginate perché? Una coattissima coppia italiana arriva in ritardo... tutto in perfetto stile "siamo italiani e ci facciamo riconoscere!". Al decollo mi si ripresenta il solito inconveniente del dolore all'orecchio. Durante il viaggio, non riesco a dormire, mi viene un pò di mal di testa, inoltre non posso alzarmi perché non voglio disturbare le due ragazze che dormono (e poi, per me, è un vero e proprio spettacolo ammirare una ragazza orientale che dorme)... acclamatemi (o meglio, deridetemi! ), perché mi son fatto 11 ore e mezzo di volo seduto.

Per fortuna, in mio aiuto, ci sono i film e la musica offerti dall'Alitalia durante il volo. Ascolto molta musica (e ringrazio Dio perché per più di due settimane le mie orecchie non saranno contaminate da musica di "drema", tipo Vasco Rossi o l'inutile pop italiano) e guardo un film giapponese, un thriller su un poliziotto che uccide la moglie malata di ..., che però non mi ha colpisce più di tanto... infatti ne ho già dimenticato il titolo!

L'atterraggio è uno dei momenti più indimenticabili... vedere dall'alto il Giappone mentre un sole pieno sorge è un'esperienza bellissima. Gli occhi mi si bagnano e un sorriso sognante mi si stampa sul viso. Comincio a pensare alla mia adorata Aya molto intensamente... ancora pochi minuti, e sarò nuovamente accanto a lei. Il pensiero si fa più forte allorquando l'aereo comincia la fase di discesa. Devo pensare a qualcosa di piacevole, perché stavolta il dolore alle orecchie è lancinante! I minuti scorrono lentamente, e una volta a terra i suoni arrivano ovattati all'orecchio sinistro. Mannaggia! Ho sconfitto in "zona Cesarini" il raffreddore e ora mi ritrovo sordo da un orecchio!

(continua...)

 

Postato da: Ale-chan a 17:10 | link | commenti (3) |

martedì, 16 novembre 2004
La lunga strada verso la normalità

Come se non bastasse la tremenda "botta" che ho preso al ritorno, i violenti temporali degli ultimi giorni han mandato in tilt molte connessioni della mia zona. Solo ora posso tornare a scrivere... comunque, tornare a una vita normale dopo un viaggio così tanto desiderato è cosa davvero dura. Ogni minimo semplice gesto o azione che faccio, mi riporta alla stessa azione che facevo quando ero in Giappone... lo svegliarmi, il fare colazione, la doccia... anche le cose più abitudinarie e stupide ti lasciano dentro un magone manco fosse Harry Potter (questa è pessima lo so, ma concedetemi l'attenuante dei postumi dello shock! )... tremendo!

Non vi dico poi i sogni che faccio... tipo che mi ritrovo a camminare per Mark City Shibuya, l'immenso centro commerciale a fianco dell'uscita Hachiko della stazione Shibuya, o tipo che sono in ritardo per prendere l'aereo che mi deve portare in Giappone... roba da otaku all'ultimo stadio!

Comunque, altre calamità a parte, il più presto possibile cercherò di descrivere i miei giorni giapponesi... di raccontarvi il sogno diventato realtà...

Postato da: Ale-chan a 10:13 | link | commenti (1) |

giovedì, 11 novembre 2004
Che shock!

Son qui giusto per scrivere che sono vivo e vegeto, ma che devo superare ancora lo shock del ritorno...

Postato da: Ale-chan a 10:35 | link | commenti (3) |

venerdì, 22 ottobre 2004
Ale-chan would like to thank...

Grazie ad Angela, per esserci stata e per esserci ancora.
Grazie alla mia famiglia, che giorno dopo giorno mi ha sopportato, con
pazienza e benevolenza, in questa mia folle passione e nei preparativi della
mia avventura.
Grazie ai miei capi, che, pur facendomi attendere 3 mesi per la risposta,
non mi han creato poi così tanti problemi per la mia lunga assenza dal
lavoro.
Grazie ad Aya, perché nonostante fosse a 10000 km di distanza, era come se
fosse qui con me. Cuore a cuore. Ma anche a darmi una casa, a sognare con
me, a darmi amore. 愛してる、私のさくらよ!
Grazie a voi, che leggete. E non lo dico come cosa retorica. Ma perché,
realmente, anche voi avete sognato con me. E fatto parte del mio sogno.
Grazie a Dio, perché mi da ciò che voglio, ma io, testardo, mi lamento e non
contraccambio...












Postato da: Ale-chan a 02:23 | link | commenti (6) |

giovedì, 21 ottobre 2004
Gli ultimi preparativi

Mentre sto ç@§§ò di raffreddore sembra deciso a rovinarmi i primi giorni del mio viaggio, le valigie sono quasi pronte. Tra un pò mi metto sotto le coperte per svegliarmi stanotte, pronto per la partenza e per gli ultimi "ritocchi" ai bagagli. Dormirò poi di nuovo in aereo verso Tokyo... o meglio, lo spero vivamente, perché passare 12 ore filate senza far nulla di che in un aereo non mi sembra un'ottima prospettiva di viaggio!

Per fortuna, sembra che il tifone lucertolone sia passato... speriamo!

Che altro dire? Scriverò un ultimo post prima di lasciare casa, per il resto mi piacerebbe continuare ad aggiornare il blog da lì... se avrò tempo ed energie, lo farò dall'appartamento di Aya.

じゃあ!

Postato da: Ale-chan a 13:06 | link | commenti |